CAI Monti Lattari

350b

Sentiero della grotta di San Catello

Punto di partenza Vico Equense (Monte Faito)
Punto di arrivo Vico Equense (Monte Faito)

Informazioni

Informazioni principali sul sentiero

Avvertenze

il tratto che porta alla Grotta di S.Catello è scivoloso ed esposto con ogni condizione meteorologica.

Come raggiungere il sentiero
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Toponimi del percorso
Inrocio 350 Castellone (1225), Grotta S.Catello (1250), Incrocio 300 350 (1175)

Descrizione

Il sentiero è una bretella che passa per la Grotta di S.Catello.

Il sentiero è classificato E dal Castellone alle Neviere del Faito, EE dalle Neviere alla Grotta di S.Catello e all’incrocio con il 350 in direzione Molare.

Il sentiero ha origine da uno spiazzo pietroso (sentiero 350) utilizzato come base per le escursioni al Molare, qualche tornante più in basso del Santuario di S.Michele.

Alla destra dello spiazzo, talvolta chiusa da una sbarra, inizia l’agevole mulattiera che salendo a tornanti, giunge in una radura punteggiata dalle antiche neviere e da faggi secolari.

Alle spalle delle neviere, in salita bisogna orientarsi verso un pilone dell’energia elettrica. Inizia la parte clessificata come EE in quanto bisogna calarsi per uno scosceso declivio, sino ad intravedere, sul costone roccioso sul lato destro in alto, l’apertura della Grotta di S.Catello. Un’esile ed esposta cengia in salita, conduce all’imbocco della grotta dove la tradizione vuole si recassero in preghiera i S.Catello ed Antonino, patroni rispettivamente delle città di Castellammare di Stabia e Sorrento.

Ripercorsa la cengia in senso inverso, si continua a scendere, facendo attenzione ad alcuni passaggi esposti, sino ad incrociare il sentiero 350 che conduce al Molare.

Ambiente

Faggeta con tipiche essenze del sottobosco: agrifoglio, scilla silvestre, ciclamino.

Informazioni storiche

Il legame tra san Catello e san Michele sul Faito, rimasto costante nel tempo, ha lasciato evidenti tracce nella devozione popolare e nella tradizione.
Innanzitutto, si è conservato vivo il ricordo della presenza del santo vescovo sul monte. È chiamata, infatti, di san Catello la grotta nei pressi di Portaceli ritenuta il luogo di ritiro e di preghiera dei due «beati romiti»; ed è chiamato monte <i>Catiello</i> uno dei Tre Pizzi del monte Sant’Angelo, quello di m. 1326 (gli altri due sono il monte S. Michele o Molare, di m. 1444, e il monte di Mezzo o Canino, di m. 1426); inoltre, la cosiddetta ciampa del diavolo è ritenuta l’orma lasciata su una roccia del monte dal diavolo in fuga scacciato da san Michele perché tentava Catello e Antonino, e la vicina cosiddetta Acqua santa si diceva sgorgasse da una fenditura nella pietra provocata dalla lancia scagliata dall’Arcangelo contro lo stesso diavolo.
Fonte: «L’Opinione di Stabia», XII 127 – Nov.-Dic. 2008

Da Instagram #caimontilattari350b

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