CAI Monti Lattari

350

Il sentiero dell'Angelo

Punto di partenza Castellammare di Stabia (Quisisana)
Punto di arrivo Pimonte (Molare)

Informazioni

Informazioni principali sul sentiero

Come raggiungere il sentiero
SS 145 al Km 10, salire verso Quisisana
Toponimi del percorso
SS145 Salita Quisisana (130), Sito Arrampicata "Sono al tuo fianco" (400), Acqua dei Porci (923), Cresta di M.Faito (1125), Incrocio 350a Cercasole (1200), Incrocio 350b Grotta S.Catello (1225), Incrocio 300 350 Acqua Santa (1235), M.S.Michele/Molare (1444)
Punti di rifornimento idrico
Acqua dei Porci Sorgente Acqua Santa

Descrizione

Il sentiero ha inizio alla salita Quisisana che si diparte dalla strada Panoramica di Castellammare di Stabia (SS145) e prosegue in direzione delle Fontane del Re, all’interno del bosco di Quisisana. Si continua su stradina pedonale passando al bivio su un ponte che conduce alla Guglia Castellano, e poco oltre si prende il sentiero in salita sulla dx.

Il sentiero sale sino ad incontrare il piccolo sito di arrampicata a q.410, il Pizzo delle Monache e incrocia la rotabile che sale da Quisisana al Faito a quota 645. Continuando la salita, il sentiero si fa a tratti meno evidente causa folta vegetazione, passa per la sorgente dell’Acqua dei Porci, arrivando sulla cresta del M.Faito a q.1110.

Prosegue sulla linea di cresta e, prima della salita per il Santuario di S.Michele, ridiscende continuando sull’evidente viale che segue l’acquedotto, sino ad imboccare la via Nuova Monte Faito.

Ad un tornante poco oltre lascia la strada per dirigersi verso uno spiazzo pietroso utilizzato come parcheggio e base di partenza per il Molare.

Si imbocca il sentiero dapprima in discesa, oltrepassando la sorgente delle Scorchie e successivamente in progressiva salita, dove si sovrappone al 300 passando per l’Acqua Santa. Al bivio del sentiero 300 tra Molare e Conocchia, il nostro sentiero lascia l’Alta via per dirigersi verso la base del M. S.Michele (Molare), la cima più alta dei M.Lattari.

Dal pianoro alla base del Molare sul versante Sud, si prosegue per un sentierino che si inerpica impervio (attenzione ad un gradino esposto all’inizio) sino alla cima.

Ambiente

La specie arborea più diffusa è il faggio, simbolo della zona: il toponimo Faito designa, infatti, il luogo occupato da questa vasta faggeta ma, tra i faggi, è possibile riconoscere anche l’ontano napoletano, il carpino e l’agrifoglio.

Da notare la presenza della pianta carnivora pinguicola hirtiflora (Pinguicula hirtiflora Ten) o erba unta amalfitana

Assolutamente di rilievo il caprifoglio di Stabia (Lonicera stabiana Guss. ex Pasquale) un raro endemismo puntiforme. In tutto il pianeta ne esistono solo pochi esemplari che crescono localizzati esclusivamente in poche stazioni del gruppo “Monti Lattari-Penisola Sorrentina”

Anche la fauna è molto ricca di specie: lepre, cinghiale, volpe, riccio, talpa, quercino, moscardino, biacco, saettone, vipera, cervone, biscia, donnola, faina e, sebbene molto raro, il tasso. Numerosi i rapaci tra cui il gheppio, la poiana ed il falco pellegrino

Numerosi gli anfibi presenti: il rospo comune (bufo bufo), la rana appenninica (Rana italica) e la salamandra pezzata (Salamandra salamandra). Di grande importanza è la presenza  della salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), anfibio raro ed endemico italiano.

Informazioni storiche

La storia del Molare e quella del santuario di San Michele Arcangelo è strettamente legata alle figure di San Catello e Sant’Antonino: quest’ultimo, scappato dall’abbazia di Montecassino a seguito del saccheggiamento da parte dei longobardi, verso la fine del VI secolo, arrivò a Stabia, dove il vescovo del tempo, Catello, con il quale aveva stretto una profonda amicizia, gli affidò la diocesi, per ritirarsi alla vita contemplativa sul monte Faito, all’epoca chiamato Aureo; poco dopo le parti si invertirono ed Antonino si trasferì sul monte, vivendo in solitudine in una grotta e cibandosi di erbe.

Ben presto anche Catello ritornò sul monte, sia per il desiderio di continuare una vita in meditazione, sia per seguire buona parte della popolazione della zona, che a causa delle incursioni longobarde, aveva deciso di rifugiarsi sulle pendici della montagna.

Una notte, San Michele arcangelo apparve in sogno ai due santi, ordinando loro la costruzione di una cappella in sua onore: in poco tempo, sulla cima di Monte Sant’Angelo, conosciuto anche con il nome di Molare, fu costruito un primo tempio in legno ed in seguito rifinito con un tetto in piombo, grazie ad una donazione della Santa Sede. Dopo essere stato imprigionato a Roma, in quanto accusato di stregoneria, Catello ritornò nuovamente sul monte per dedicarsi all’ampliamento della chiesa, mentre Antonino divenne abate del monastero benedettino di Sorrento; con il passare degli anni il tempio divenne uno dei più importanti d’Europa, meta di numerosi pellegrini, tant’è che si celebrava la messa ogni giorno e nel 1392 era già stato riconosciuto con il titolo di abazia.

Nel 1558 venne descritto per la prima volta il miracolo della sudorazione di manna dalla statua di San Michele: si narra, che durante l’invasione dei turchi a Sorrento, nel 1558, un gruppo di fuggitivi, scampati al saccheggio e alla prigionia, si rifugiarono sul Faito per chiedere l’aiuto del santo, il quale fece sgorgare dalla statua gocce di sudore; il giorno dopo la città fu liberata dagli invasori. Negli anni successivi, soprattutto nel periodo compreso tra il XVII e XVIII secolo, il miracolo fu molto frequente ed in particolar modo abbondante il 31 luglio 1714, come documentato da scritti dell’epoca; anche monsignor Pio Tommaso Milante descrive una sudorazione avvenuta nel 1750:
« Mentre dai Canonici ed Ebdomadari della Cattedrale della Chiesa stabiana il 31 luglio sono cantati i primi Vespri della dedicazione della nominata chiesetta in onore del santo Arcangelo, all’intonazione del cantico Magnificat la statua marmorea di S. Michele diventa pallida, poi terrea e la si vede col volto variato, poi comincia a grondare un sudore come manna o meglio acqua limpidissima, che scorre in gocce ed è deterso da un sacerdote vicino con ovatta, e subito dopo ritorna al proprio colore.»

Nel 1862, a causa delle scorrerie dei briganti, cessò ogni forma di pellegrinaggio sul Molare ed il tempio cadde in rovina: il 20 dicembre la statua, pesantemente vandalizzata e colpita da un fulmine, fu recuperata e portata nella cattedrale stabiese, dov’è custodita ancora oggi. Successivamente si susseguirono invano tentativi di riedificazione della chiesa come nel 1899 per volere del conte Girolamo Giusso o il 2 luglio 1935 per volere del vescovo Pasquale Ragosta, progetto poi abbandonato a causa della Guerra d’Etiopia.

Nel 1950 venne ultimata la costruzione del nuovo santuario, oggi attrezzato per accogliere gruppi religiosi e ritiri spirituali, non più sul Molare ma sul M.Cercasole.

Fonte: Wikipedia

Da Instagram #caimontilattari350

Commenti e Recensioni

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2 commenti

  1. In riferimento al tratto finale del 350, dal piazzale di cava al Molare, sulla carta dei sentieri non è segnalata la sorgente Scorchie (qui menzionata nella descrizione e in luogo con segnaletica verticale) e non è segnalato il bivio poco dopo la sorgente Acqua Santa che a dx continua verso il Molare mentre di fronte introduce ad un anonimo sentiero dove un cartello di legno, infisso ad un albero, in varie lingue ne segnala la pericolosità.
    Per il resto, il sentiero è sempre facilmente identificabile, pulito e praticabile e molti marcatori sono stati da poco ridipinti.
    Buon lavoro e buone camminate.
    26 giugno 2017

    1. La ringraziamo per la sua recensione.
      Effettivamente non abbiamo riportato la sorgente delle Scorchie sulla carta perchè, intubata in un lungo tubo di gomma, spostata più volte e ridotta a fornire la sua acqua in una vasca da bagno arruginita, è ormai ridotta ad un fontanile per pecore.

      Riguardo il sentierino da lei indicato che costeggia a nord il Molare, identificato con un cartello “sentiero pericoloso”, esso è un’antica traccia insicura e molto esposta che porta alla sella tra il Canino ed il Molare, denominata Scalandrone. Per le sue caratteristiche non è percorribile se non da escursionisti veramente esperti, dal piede fermo e non sofferenti di vertigini. Non essendo un sentiero CAI non è quindi presente nella nostra carta.

      Per il resto ci fa piacere abbia notato il ripristino della segnaletica orizzontale, compiuto nell’ultimo periodo. Anche sulla segnaletica verticale ci saranno a breve sorprese…
      La saluto cordialmente

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